lunedì 14 gennaio 2013

Viaggi nel Viaggio


Adoro Moorgate all’ ora di pranzo. Giovani lavoratori dai trench puliti, camicie stirate, scarpe lucide. Ragazze con tacchi, giacche aperte, Panini di Tesco, Caffe in mano. Donne in carriera, belle, con i capelli sempre ordinati e le ballerine anche in pieno inverno. Moorgate e’ un po lo specchio della vera Londra: la citta dei ragazzi in giacca e cravatta che alle 7 vanno a prendersi la birra. La città delle sciarpe, dei guanti touch screen, della Apple, della Barclays. La città degli sguardi sfuggenti. La città dove le coppie hanno vita breve, i legami sono fugaci, le parole veloci. 
Sull’Ipod parte la traccia “New York, New York” e io, persa tra le fredde vie di Londra, ricordo il viaggio nella grande mela con quello che al tempo era l’amore della mia vita. Manhattan, Central Park, 5th Avenue, Rockfeller Center, il sole che risplendeva sul ponte di Brooklyn. Noto la somiglianza di molti palazzi, taxi, accenti. 
Ma poi comincia a piovere, apro l’ombrello e cambio canzone. 
Il tempo vola, si cresce, si diventa adulti. Gli studi finiscono, inizia la lotta nel mondo del lavoro. Inizia la vita quella fatta di decisioni in cui ogni scelta e’ una rinuncia. E tu sei li, con il tuo piede che in misura non è cresciuto, a cercare di mantenere il ritmo facendo passi più lunghi della gamba, più lunghi di te. Ogni passo accorcia la strada verso la meta. Viene spontaneo quindi chiedersi.. qual’e’ la mia meta? 
Il mio cervello ferma un attimo, ma riparte poi più veloce di prima. Tutto dritto. Non mi fermò più. Lascio le risposte ai giorni che verranno. Lascio I ricordi al passato. Non fa freddo. Ho capito perché la gente non soffre il gelo. Perché va sempre di corsa. Ma ho anche capito che mi piace correre. 
Perdo i dettagli, colgo il senso. Nella lingua come nella vita.
E’ in quel momento che decido di chiudere l’ombrello, lasciando che la pioggia scacci via I pensieri. Finisco il caffe camminando sotto la pioggia e controllo l’ora. 
Bene, ho ancora un ora di pausa e tutti I capelli bagnati dal peso dei ricordi. Decido di andare dal parrucchiere. Mi sento parte di questa città. È una sensazione strana che nasce quando alla domanda "how are you dear?" inizi a rispondere "not so BAD" invece di "i'm fine and you?". È quella sensazione che nasce quando esci con la giacca aperta senza sentire freddo e che cresce quando ti ritrovi a parlare di colpi di sole senza problemi. Mi siedo su una comoda poltrona in pelle, apro il mio libro di marketing e canticchio qualsiasi canzone la radio passi mentre cerco di non dare spago ai discorsi da Novella 2000 che i parrucchieri fanno con le altre ragazze. Su questo tutto il mondo e’ paese. Ma solo su questo. Per il resto paese che vai cultura che trovi. Flashback. Alicante. In Spagna devi pagare 5euro di differenza se vuoi che ti asciughino I capelli uscendo dal parrucchiere. Il clima e’ sempre favorevole, cosi come la gente. Non ce problema ad uscire con i capelli bagnati. Qui no. Appena ti siedi ti chiedono come li vuoi asciugati. Forse e’ per questo che le donne hanno sempre I capelli ordinati. 
Pago, esco dal parrucchiere e mi lascio nuovamente risucchiare dalla citta’. La citta’ degli occhi azzurri, delle cravatte indecenti, degli accenti incomprensibili. La citta delle idee. Anzi, soprattutto delle idee. Il sistema di istruzione e improntato sulla ricerca, sull’ improvvisazione, sul design, sull’inventiva. Idee nuove per un mondo in veloce cambiamento. Anche il vaccino influenzale e' veloce. Lo si fa con 10 pound al supermercato con un attesa di qualche minuto.
E quindi di nuovo mi lascio affascinare dalle possibilita’ che la vita mi pone davanti, dai panorami di luce diversa, sperando che il momento di scegliere il mio, di posto nel mondo, arrivi il piu’ tardi possibile.

(ndr- Grazie ad Arianna Bureca)

Surfare alle Hawaii

Circa 36 ore di aereo per raggiungere il paradiso, quell’arcipelago ancora personalmente inesplorato. Dovevo farlo. Ne sentivo la necessità. 
Intraprendere il viaggio verso le Isole Hawaii è stato mentalmente più impegnativo del previsto. Non basta preparare una valigia, imballare tavole da surf, non pensare agli squali e ricordarsi di riportare la pelle a casa.
E’ stato proprio il surf che mi ha spinto verso l’isola di O’hau. Per chi lo pratica con l’anima sa che questo è molto più che un semplice sport. E’ uno stile di vita, è la nostra vita a contatto con ciò che di più forte ed imponente esiste al mondo: la natura.

Il 4 agosto 2011 atterrai all’aeroporto di Honolulu, capitale dell’isola di O’hau, famosa terra di surfisti per lo spot più famoso al mondo sulla Kamehameha Highway nella costa del North Shore: il Pipeline.
L’emozione era indescrivibile, pensare che di li a poco avrei cavalcato le onde hawaiane mi stringeva un nodo alla gola.
Ad attenderci un autista che dopo averci accolto con ghirlande di fiori colorati ci ha condotto a Waikiki, città a pochi chilometri da Honolulu.

Distrutti per le ore di viaggio crollammo sul letto alle 8 di sera, ma l’euforia era tanta al punto da svegliarsi senza un minimo di affaticamento per il jet lag; arrivavamo da pochi giorni trascorsi a New York City, questo forse ci ha aiutato a non sentirne troppo gli effetti.

Avrei voglia di raccontarvi dettagliatamente tutti i 15 giorni trascorsi nell’isola di O’hau, ma le esperienze vissute sono tante da scriverne per pagine e pagine e ancora pagine!

Ogni mattina mi svegliavo con un acquazzone, il quale regalava arcobaleni mozzafiato che attraversavano tutto lo specchio dell’oceano difronte al terrazzo della nostra stanza.
L’umidità era indescrivibile, ma appena spuntava il sole ogni cosa cambiava aspetto. I colori si accendevano con un contrasto incredibile, le strade e la sabbia si asciugavano in pochi minuti, e tanti piccoli puntini neri affollavano l’oceano nei vari break point.


Ricorderò per sempre la faticosa remata per arrivare al secondo reef dell’outside. Feci una fatica inenarrabile. Le onde erano piccole, non superavano sicuramente i due metri, ma avevano una potenza fuori dal comune. Prima di quel momento avevo surfato tante volte onde oceaniche, ma non ho mai sentito tanta violenza in così pochi centimetri d’acqua. Onde tonde, lunge, destre e sinistre. Ce n’erano per tutti i gusti! Il paradiso ragazzi, credetemi il paradiso! In lontananza vedevo la spiaggia, le palme meravigliose che le facevano da cornice e dei grattaceli enormi che sinceramente stridevano un po’.

Il quarto giorno visitai il centro culturale polinesiano, dove scoprii usi e costumi di tutti i popoli della Polinesia. Fantastico suonare lo strumento tipico di bamboo dell’isola di Tonga! Ho ballato la Hula, tipica danza Hawaiana. Ho imparato a fare il latte di cocco con un semplice tronco di un albero e una stoffa! Tutti quei popoli stanno veramente molto più avanti di noi, di un frullatore se ne fanno niente!


Non sono appassionata del telefilm “Lost”, forse perché non l’ho mai visto con attenzione, ma ho felicemente sottratto 12 ore al surf per esplorare quello che era il Set.
Ragazzi di plastica non c’era proprio niente! Una natura indescrivibilmente pazzesca! Foglie grandi quanto me, una foresta pluviale con odori delicati, dei fiori incredibili, delle spiagge incontaminate riserva di tartarughe giganti, la Waimea Valley, la cascata più famosa del mondo, fiori e ancora ruscelli e ancora piante e ancora odori e natura in ogni sua forma!

Il giorno del mio compleanno passato nella North Shore, famosa per il Pipeline Master che ogni inverno regala onde che arrivano tranquillamente alla decina di metri, visitare la ventosa e meravigliosa spiaggia di Kailua, fare snorkeling ad Hanauma Bay, famosa per la sua imponente barriera corallina ricca di pesci di ogni genere e colore e surfare, surfare e ancora surfare! 
Questo tipo di viaggio ti insegna che la natura è molto potente e che vincerà ogni sfida che proverai a lanciarle, ho imparato a rispettarla e a giocarci tentando di domarne le onde.
E’ stata un’esperienza che ha cambiato molto il mio stile di vita e la visione che ho del mondo.

 

domenica 13 gennaio 2013

Normandia Francese.

 Quando arrivammo nella Normandia Francese, era tutto molto surreale.
Stavamo percorrendo il Nord della Francia, seguendo una tratta studiata per mesi. Eravamo estremamente contenti di quello che avremmo visto in quei giorni.
Il nostro viaggio, iniziò nel peggiore dei modi, tra problemi all'aeroporto e la mancata consegna dell'automobile con cui avremmo dovuto compiere tutti quei giri in così poco tempo!
Non ci scoraggiammo. Ci armammo di pazienza e percorremmo più di 3.000 km con autobus, taxi, treni e metropolitane. Non volevamo buttarci giù, quel viaggio doveva essere perfetto in ogni singola azione.
Partimmo da Parigi e ci dirigemmo subito a Caen prendendo il treno. 
La pioggia fina e insistente che si abbatte sulla Francia ci fece compagnia per tutta la settimana, faceva da cornice ad una parte del mondo che non si può vedere col cielo sereno e senza una nuvola. La Normandia è bella così, è bella con la sua tonalità di grigio.
Caen è una città umile, piccola, con una popolazione di circa 100.000 abitanti. Non è molto grande e si visita con facilità. Dopo una visita veloce della città decidemmo di mangiare qualcosa in un ristorantino tipico e subito a dormire. Il giorno dopo ci mettemmo la sveglia molto presto ed andammo a fare visita al Cimitero Americano di Omaha Beach.
Omaha Beach è uno di quei posti che almeno una volta nella vita bisogna visitare e lasciarsi andare. Vedere quella distesa immensa di croci bianche disposte con ordine, mischiate a qualche stella di Davide, fa sempre un effetto molto strano. Ti smuove qualcosa dentro, un senso di rispetto. Ti commuovi molto facilmente. La pioggia aiuta le lacrime a scendere e si mischiano tra di loro.
Quando sei li in mezzo, vieni avvolto da migliaia di pensieri. Una voce, in una stanza del museo, ricorda i nomi di tutte le vittime di quel terribile periodo della nostra storia. Mentre ascolti i nomi, decisamente troppi, sei immerso in ricordi di quei terribili giorni: elmetti di soldati caduti in guerra, con la foto della moglie o dei figli all'interno. Altri con dediche scritte all'interno o frasi minatorie dedicate ai nemici, scritte all'esterno. E' veramente un esperienza unica nel suo genere.
Dopo aver visitato il cimitero, facemmo anche una visita alla famosa spiaggia dello sbarco in Normandia, prima di avventurarsi verso la prossima meta.
In quei giorni visitammo altri paesi, tra cui Avranches, un piccolo paese che mi colpì in modo particolare per il suo fantastico stile in pieno Medioevo. Un gioiello.
Unica su tutte l'esperienza nella ormai nota Mont Saint Michel. Per chi ancora non la conosce, o non sa di cosa sto parlando, gli consiglio di informarsi.
Arrivammo nella splendida Mont Saint Michel con l'autobus, che ci lasciò nel parcheggio ai piedi di questo maestoso borgo.
Quando sei li sotto, e guardi il paesaggio intorno a te, pensi di essere in uno di quei posti descritti nei libri fantasy. Ad un certo punto pensi anche che all'interno troverai folletti e fate.
Invece, in pieno settembre, l'unica cosa che trovi all'interno di Mont Saint Michel, sono migliaia di turisti e pellegrini. Nonostante la calca, riuscimmo a visitare tutto il paese, rimanendo a bocca aperta ad ogni angolo. 
Il nome di questo paese-santuario viene dato in onore di San Michele Arcangelo, naturalmente fa parte dei Patrimoni Mondiali dell'Umanità dell'UNESCO ed è un posto che raramente deve sfuggire.
Inutile raccomandare a qualcuno lo stesso viaggio che abbiamo avuto il piacere di fare io e la mia compagna Paola, perché ogni angolo della Francia va visto, in lungo e in largo, perché ogni spazio, ogni distesa di terreno, nasconde posti paradisiaci. Il tutto, senza spostarci troppo e senza spendere necessariamente tanto. Molte volte trascuriamo i posti a noi vicini, con la convinzione che più ci spingiamo lontano e più i posti sono belli.

Non è così, e la Normandia ne è un Esempio.

Il Ritmo della Vita


7 del mattino, l’unico suono che voglio sentire e’ quello che esce dalla macchinetta del caffè. È un rumore che diventa melodia grazie all’odore che lo accompagna.
Doccia veloce, si canticchia qualcosa di italiano in genere, il ritmo e’ lento come lenti sono i riflessi. 
Si esce poi di casa, il passo e’ veloce e le note che escono dalle cuffie fanno da cornice al paesaggio. Sono note straniere, inizialmente incomprensibili e poi sempre più familiari. Dopo mesi mi trovo a ripeterne le parole, come facessero parte del vocabolario, quello mio personale.

Si entra in metro, destinazione lavoro. Il ritmo rallenta, tornano le canzoni italiane, che mi consentono di soffermarmi sui volti di chi mi circonda dedicando ad ognuno una storia particolare e una strofa del mio canticchiare silenzioso.

Arriva poi il momento di toglierla, la musica. Ma ciò non vuol dire smettere di “musicare”. Si entra a lavoro, i ritmi sono velocissimi, scanditi da tacchi e digitazioni su tastiere dei computer. In testa continuo a canticchiare per tutto il tempo un motivetto diverso ogni giorno, ma è l’unica melodia che si sente.

Pausa pranzo, si mangia veloce qualcosa e si ricomincia con il rapido sound a volte indie a volte commerciale che mi accompagna fino al master. Il tempo non scorre ma corre tra progetti, programmazioni, computer e spiegazioni. Quasi non mi da tempo di trovare un ritmo preciso, che ritrovo invece una volta che esco, ma fuori e’ già buio. E quindi tornano le note lente, quelle un po’ nostalgiche che mi fanno compagnia nel tragitto in treno verso casa. 

Sogno, mi lascio trasportare da quelle melodie in genere spagnole o inglesi e arrivo a casa. Lascio poi la riproduzione casuale mentre cucino la cena e mi preparo a sentire le note più belle della giornata: quelle di amici e parenti su Skype. Le loro voci, piene di gioia nel sentirmi, riempiono di felicità anche me. E le mie orecchie si sentono a casa tra vocaboli familiari, e il mio cervello si riposa. 

La colonna sonora notturna e’ poi quella che mi lascia il film che vedo ogni notte sotto le coperte. È così durante la 
settimana, quasi ogni giorno. 

Se fossi poi qui un fine settimana, sarei felice di mostrarti come cambiano i ritmi del week End.

(ndr - testo di Arianna Bureca)

mercoledì 9 gennaio 2013

Louvre Rivoli


Sentivo l'anziana signora che bisbigliava qualcosa in Francese, ma la mia scarsa conoscenza della lingua non mi permetteva bene di capire cosa mi stava dicendo.
Stando su una Metro, avevo dedotto mi stesse chiedendo se scendevo alla prossima o se, semplicemente, dovevo togliermi da mezzo.
La prossima fermata era quella di Louvre Rivoli.
Non posso non notare l'anziana signora che insistentemente mi segue e sembra abbia preso i miei passi. Sembra una gara, una maratona. I miei passi sono più lunghi ora, lasciandomi alle spalle l'anziana signora che continua la sua camminata con aria piuttosto soddisfatta.
La fermata della metro di Louvre Rivoli, è probabilmente una delle più belle di Parigi, sembra un ereditiera sempre a tiro, che si fa bella e non si vergogna di mostrare le proprie rarità.
Andrè Malraux, ministro della Cultura verso la fine degli anni '60, decise che quella fermata della metro sarebbe stata una fusione di Arte e Storia. Decise così di far ricoprire le pareti sotterranee della metro con pietra di Borgogna, nicchie, bassorilievi, faraoni egizi e ninfe rinascimentali accolgono i turisti e i visitatori rapiti e stupefatti come un bambino che assaggia per la prima volta un Pain au chocolat (perché non si può venire in Francia senza deliziarsi con un Pain au Chocolat - ndr). E' tutto fantastico a Louvre Rivoli, come la convinzione che una volta usciti da quella metro ti trovi nel famoso museo, ed invece non è affatto così. Per il museo diretto, bisognava scendere a Palais-Royal, ma secondo un mio modesto parere, vale la pena scendere a Louvre Rivoli e godersi lo spettacolo sotterraneo e non.
E' anche questo il bello di Parigi, non puoi sottovalutare nemmeno un posto, neanche una fermata della metro. Perché ogni angolo di Parigi nasconde un posto unico, una cura dettagliata ai minimi particolari per rendere tutto estremamente perfetto.
La gente continua a chiedermi per quale motivo continuo ad andare e riandare di nuovo sempre nello stesso posto. Parigi è semplicemente un sovrastare d'Emozioni, una città magica dove si riuniscono tutti i migliori stati d'animo, dove l'amore diventa magia ed ogni singolo metro è unico nel suo genere. Passerei giorni, mesi, anni della mia vita a percorrere su e giù gli Champs Elysées, ammirare l'alba dalla collina di MontMartre e il mondo dalla cima della Torre Eiffel. Non mi stancherei mai d'Innamorarmi ogni giorno di questa Città. Quale posto migliore di Parigi per Sognare?

martedì 8 gennaio 2013

Friday, I’m in love

Parco, casette curate, basse in altezza. E poi bus, tutti a due piani, o quasi. Bei ragazzi dalle camicie stirate e l'impermeabile tutti uguale, blu lungo fino a sopra il ginocchio. È poi off licence aperti, bambini che vanno a scuola, giovani e adulti tutti rigorosamente con telefono in mano e auricolari alle orecchie. Postino in bicicletta, cielo grigio, poi sole, poi pioggia di nuovo. Pioggia, ancora pioggia e poi cielo sereno. E’ quello il momento in cui ti illudi di poter prendere la bicicletta. Ma poi ricomincia a piovere e capisci il perche di quegli impermeabili.
Friday, I’m in love.
C'è' che qui il tempo, un po come quelle nuvole, scorre veloce, corre. Sarà la pioggia, la notte, i caffè.. ma tutto scende rapido. Londra e’ metafora della vita moderna. La gente mangia davanti al laptop, beve caffè camminando per la strada, non riesce a staccarsi neanche nella pausa dal cellulare. E tra la gente ci sono anche io, che scrivo queste righe mentre cammino tornando a casa, a passo veloce, lasciando che il correttore automatico mi segnali quali lettere nel rapido scrivere mi dimentico.
Non parliamo dei ritmi di Battisti, parliamo dei ritmi dei The Cure. O forse e’ solo la gente che abita queste vite che avrebbe bisogno di cure, cure contro la frenesia. Si, qui il sangue scorre veloce sotto pelle, e ogni singolo organo e' pompato al massimo, spinto a dare il 100 per 100. Troppo grande, troppo veloce. E tu, non puoi far altro che seguire il ritmo.
La città dei sensi sbagliati. O forse di quello giusti. Si, perche a volte basta cambiare angolazione per vedere le cose da un punto di vista diametricalmente opposto. Quello che in madrepatria ti sembrava giusto, dopo esperienze all’estero ti potra’ sembrare (e quasi sicuramente ti sembrera’) sbagliato. E non c’e’ cosa piu’ bella di avere la possibilita’ di cambiare punto di vista. È un occasione. Da cogliere..al volo, tanto per cambiare.
Vivere a Londra e’ vivere alla velocità della luce una vita in cui hai la possibilità  di risplendere al massimo. Si, perche nel momento in cui sei esausto, ti rendi conto  di avere delle riserve che non potevi neanche lontanamente immaginare. Delle risorse che solo quando si viene messi duramente alla prova si tirano fuori. Si dice che il treno non passi due volte. Qui passa una volta sola, ed e' anche un Frecciarossa.
Londra fa questo. E’ cosi bella quanto fugace.
Ti sembra di comprenderla, ma ti sfugge nel momento stesso in cui pensavi di afferrarla. Ti fa capire che c’e’ sempre di piu, che non ti devi arrendere, che puoi arrivare dove vuoi se davvero lo vuoi. E lungo il cammino per tornare a casa, ti viene da chiederti.. nel percorso tra cio’ che sono e cio’ che voglio diventare..ci sono gia?
Un raggio di sole si affaccia dal grigio del cielo, scaccia I pensieri, sorrido, continuo a camminare, il weekend e’ alle porte. Londra e’ cosi, si fa odiare quanto amare. Accendo l’ipod. I The Cure. E’ ‘Friday, and I'm in love’.
(ndr Grazie ancora alla nostra Arianna Bureca!)

lunedì 7 gennaio 2013

Attesa Inglese

Un' altra volta, un altro inzio. Un altro punto e a capo.
Non so da cosa sia data questa continua pulsione che mi spinge a riscoprirmi e ricostuirmi da capo ogni qual volta raggiungo un obiettivo, pianto una bandierina nel campo della vita.
Quando ottieni la laurea e il lavoro che desideravi, in una delle città più belle del mondo, circondato da amici e una famiglia che appoggia ogni tua scelta, in genere vorresti fotografare il momento congelandolo per la vita.
Invece no, ogni qual volta supero uno scoglio, c'e' qualcosa che mi spinge a ricominciare, lasciando monotonia, abiutudine, standard e definizioni alle spalle; in cerca dell'ingnoto, nell' inseguimento di un nuovo sogno, un nuovo obiettivo, senza fine.
Mi sono sempre piaciuti i nuovi inizi, quando devi dare tutto te stesso, ripresentandoti per quello che sei anche se nessuno ti conosce. Reinventandoti.
Un mese, un mese e inizierà un nuovo viaggio.
Penso che ora sia questo il mio destino, andare, anche se ciò puo' voler dire allontanarsi dal porto sicuro, slegare le cime che ti legano alla banchina, dove trovi corrente e acqua che assicurano una sopravvivenza tranquilla. Le barche non sono state create per stare nel porto .
Ho imparato a riscoprirmi e ricostruirmi diverse volte. Si dice che per l'animo avventuroso di un uomo non ci sia nulla di più bello di risvegliarsi ogni giorno sotto un sole nuovo e diverso. Ho avuto la fortuna di viaggiare e vivere in luoghi differenti in tutta la mia vita, così da non sentire Roma come un legame infrangibile. 
A volte ho come l'impressione che la vita qui rimanga statica, immobile, mentre intorno scorre e noi non ce ne rendiamo nemmeno conto. E' per questo che devo andare, vedere con i miei occhi, esplorare. La vita essendo un viaggio a senso unico necessita dei viaggiatori, e noi siamo qui per questo, per prendere le briglie in mano e condurre la nostra esperienza da qualche parte, senza lasciarla naufragare in un mare scontato e già datoci. Quando sei su un treno fermo alla stazione e nel binario vicino ce un altro treno che si muove, tu per un secondo hai la sensazione che ti stai muovendo, mentre in realtà sei sempre rimasto immobile. Ecco, io non voglio trovarmi sul treno alla stazione, voglio cambiare binario e prendere il treno in partenza, ovunque porti.
Un mese. A me le sfide sono sempre piaciute.
I miei giorni mi hanno donato nuove esperienze, e forse e' questo che nonostante le delusioni prese e i dispiaceri mi ha permesso di svegliarmi e iniziare sempre la giornata con un bel sorriso.
Cio' che tu doni, riavrai. Io guardo avanti serena, sorridente. E la vita fin ora mi ha sempre risposto specularmente. 
Londra. Londra e' un punto interrogativo, una scelta difficile, fatta appositamente per complicare la mia sfida. Amo il sole, le belle giornate e passare il tempo all'aria aperta, possibilmente in una città vicino al mare. Lo stile di vita mio ideale e' quello spagnolo, così come la lingua che amo di più. 
Londra e' ciò che mi serve per cambiare nuovamente il mio punto di vista. L'uomo e' un essere mutevole, fatto per adattarsi. Succederà anche a me. So che se tornerò, tornerò ancora più completa.
C'e ancora tanta strada davanti. C'e ancora tanto da vivere nel percorso alla ricerca di me stessa, o meglio, nella costruzione di me stessa.
C'e sempre di meglio, anche quando non ti sembra. 
Dalla mia piccola esperienza ho visto che viaggiando, girando, vedendo, esplorando, conoscerai altre persone, piu' simili a te, che hanno deciso di intraprendere il tuo stesso cammino e spesso ti renderai conto che ciò che hai lasciato alle spalle non era così sensato come ti sembrava nel momento prima della partenza.
Per molti il viaggio e circolare, la gioia della partenza, la gioia del ritorno. Fortunatamente al mondo non siamo tutti uguali. Io nel ritorno spesso non incontro quella felicita che dicono ci sia.
Al mondo siamo tutti diversi. Non e' una colpa accontentarsi. C'e chi trova gioia di vita nell'amore, nel lavoro, nella famiglia. C'e chi non parte per far durare una relazione, per portare avanti una casa e dei figli, per paura di abbandonare ciò che con tanta fatica ha ottenuto. Io trovo gioia di vita nell'abbandonare tutto. Nelle nuove partenze, nei nuovi orizzonti dalla luce diversa. Amo circondarmi da gente che vede le cose diametralmente opposte a me, per imparare, per allargare i miei punti di vista. E bello scoprire che non si e mai troppo lontani per trovarsi. Sono una sognatrice che desidera dare spazio ai pensieri. Se non riesco mai a far durare una relazione e' perché la mia vita e' piena, talmente piena che quando una persona cerca di abitarci, divenendone parte integrante mi sento stretta, e ho bisogno di fuggire. Ho bisogno dei miei spazi, dove i pensieri possono navigare liberamente senza freni. Il mio limite e il sentirmi stretta in ogni luogo mentale e fisico dopo breve tempo. E mi ritrovo così alla ricerca del nuovo continuamente.
La carica che ti dona il lasciar tutto e' indescrivibile. E amore per la vita, alla faccia di chi mi accusa di essere cinica. Anche io amo, si, amo la strada che giorno dopo giorno decido di intraprendere. Amo circondarmi di gente che lasci qualcosa nei miei giorni. Amo le discussioni costruttive, gli scontri di opinioni, l'arte in tutte le sue manifestazioni. Amo la mia famiglia che mi riempie di stimoli. Amo la consapevolezza che di se stessi, ci si puo' sempre stupire.
Un mese. 
Amo l'attesa.
Let it be.


(ndr, Grazie Ancora alla Nostra Arianna Bureca)